9 Mesi · Io e Flower

Di una vacanza, dove poi sei nata tu

È stata una vacanza strana, quella. Una vacanza in compagnia di un’altra coppia quando ci eravamo ripromessi che saremo sempre stati solo noi due a gestirci i viaggi. Ma poi un discorso tira l’altro, eddai facciamolo, vedi che i biglietti costano poco, dillo anche a loro, magari prenotiamo subito ed eccoci qua, in quattro a prendere un volo.

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Quel giorno era stato divertente, tanta strada a piedi tra i mulini e poi un treno ci aveva riportato in città. Doccia e cena in quel pub pieno di gente in una piazza piena di gente.
Io con la mia gonna a righe e le calze di lana, un hamburger e quella birra con lo struzzo disegnato sopra. Poi un’altra birra, che buona.
Usciamo felici e brilli, con l’alcool che ti cerca di scaldare anche se fuori si gela.

Noi ci stringiamo le mani e ci baciamo tra la folla. Il cappuccio in testa, lui. Io, in punta dei piedi, con il basco di lana nera.

Loro là dietro sembra che litighino. No, litigano davvero. Stupidi pretesti perché lui chatta con altre donne e lei gli controlla il cellulare di nascosto. Ed è un attimo che, da un bisbigliare sommesso, le voci iniziano a salire, l’aria a scaldarsi. Camminiamo tutti e quattro lungo quei canali, ma noi guidiamo il gruppo cercando di prendere quelli meno frequentati. Ci vergognamo delle urla, degli spintoni.
La gente ci ferma “it’s ok?”. Non è ok per niente. Lei, ricci al vento ad urlare parolacce lungo il canale. Lui, mani in tasca e silenzi pesanti borbotta che lei è una pazza.

Anche le puttane in vetrina avrebbero avuto pietà per noi: pacieri inermi.
Inermi e sconvolti da quella cattiveria, noi, per cercare di fargli fare pace, parliamo d’amore. Spieghiamo che deve crescere e resistere, l’amore. Ma nessuno ascolta. Lei urla, lui zitto.

Se ne vanno e ci lasciano soli. Non sappiamo nemmeno se ritroveranno l’albergo. Così io e lui torniamo nella piazza piena di gente e beviamo un’altra birra con lo struzzo. E parliamo. Cerchiamo di capire perché. E ci interroghiamo su di noi, chiedendoci come mai noi non litighiamo mai; forse siamo noi ad essere sbagliati. Forse dovremo litigare, urlare, tirarci le cose.

Poi la birra scende, finisce, e noi torniamo verso l’albergo. I nostri passi nel silenzio superano la gente e i ponti e le strade e le mani calde restano strette e unite nella tasca del woolrich. Loro dove saranno? Noi vogliamo solo tornare al b&b per scaldarci, insieme.

E così, in quella camera d’albergo in fondo a quel corridoio nascosto, quella notte di febbraio ad Amsterdam, sei nata tu.

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