Il Parto · Io e Flower

#tiimmaginavopeluche

Io me l’ero sognata, io lo sapevo come sarebbe stata.
Flaminia. Anche se il papà avrebbe voluto chiamarla Andrea, in onore alla Spagna dove ci siamo conosciuti.
Ma Andrea come il nonno, no.
E allora un nome latino.
Si, ma Flaminia è troppo lungo e poi mi sa di pariolina. E Giulia ci si chiamano tutte e Claudia ci si chiama la cugina di Marito. Lavinia? No, mi fa pensare a una tizia del liceo.
Flavia. Che una zia ribattezzò subito Flower.
Bello, e INUSUALE, mi dicono in tanti.
Si. Flavia. Io l’ho sognata a Flavia. Ma ogni volta che la sognavo non riuscivo mai a vederle il viso. Ah, ma ero sicura di come sarebbe stata, Flavia. Flavia avrà tanti capelli nerissimi, già ricci come i miei, per forza, e anche le orecchie, spero. Però le labbra bellissime del papà e le guance e i denti. E anche gli occhi, marroni da cucciolo.
Si, poi sarà piccolina, io sono nata piccola. E che sarà pigra già si sa: nella pancia sta seduta.
Le manine, il respiro, il sorriso… quello no, non lo immaginavo (e pensare che oggi sono la sostanza dei giorni).
E non immaginavo che si sarebbe voluta far vedere così presto e così inaspettatamente.

E allora ci sono state le converse coi calzini dentro lasciate nell’ambulatorio di ostetricia, quelle parole a Marito “tustaiconFlavia”, c’è stata la mano calda dell’anestesista e c’è stato il freddo del tavolo e il tremore che non mi faceva stare ferma quando mi dicevano di star ferma.
E c’è stata quella voce, quel pianto già da dentro la pancia; quel pensiero volato per un secondo alle parole di mamma “quando sei nata tu ho chiesto subito se stavi bene”; quindi quel “sta bene?”.
Poi quella piccola nuca contro la mia guancia. “Amore, Flavia”.
Tremavo ancora quando Marito mi ha fatto vedere le foto fatte col cellulare, veloce: una bimba castana con gli occhi spalancati e le manine davanti alla faccia. Duechiliesette. Piccola, quello si.

Tanto che il giorno dopo quando me l’hanno messa accanto nel letto non l’ho riconosciuta. Niente capelli ricci e occhi marroni. Forse il taglio allungato degli occhi del papà… ma io con le somiglianze, poi, non ci ho mai capito molto.

Allora in quel letto bianco vicino alla finestra io e Flavia ci siamo presentate e iniziate a conoscere, e come in un amore a distanza ci amavamo già senza esserci mai viste.
Pezzi di un solo cuore.

{Dedicato al tema del mese delle StorMoms: #tiimmaginavopeluche}

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