Il Parto · Io e Flower · Noi Tre

Quando nasce un papà e altre dichiarazioni d’amore

Il papà di Flower è nato un pomeriggio di febbraio, sulla soglia della porta di casa, col giubbotto ancora addosso e un foglietto in mano con scritto “ciao papà”, è nato in una frase: “sono felice, regalo più grande non potevi farmelo”, è nato in ogni sguardo da quel giorno in poi. Il papà di Flower è nato davanti a uno schermo nero con un puntino ancora più nero e ad un cuore che batteva forte, è nato a Firenze quando non mi ha chiesto di assaggiare la fiorentina al sangue, è nato a casa lavando i pomodori con l’Amuchina. Il papà di Flower è nato ogni notte quando mi chiedeva come stavo se mi alzavo per fare pipì, è nato facendo l’amore dolcemente e con tutta l’intensità del nostro amore, è nato un’estate al mare accompagnandomi a camminare quando avrebbe preferito prendere la macchina.
Il papà di Flower è cresciuto preparando la valigia dell’ospedale, è cresciuto scegliendo quelle tutine rosa e minuscole, è cresciuto ricevendo una mattina una telefonata spaventata che era solo un falso allarme. È cresciuto guidando verso l’ospedale, è cresciuto all’ombra di ogni pino dell’Appia, è cresciuto fuori dall’ambulatorio del ginecologo su quelle poltrone di velluto rosso. Il papà di Flower è cresciuto una sera dopo cena, dopo l’ennesima pastina in brodo, è cresciuto contando i minuti tra le contrazioni, è cresciuto mentre diceva “vedrai che ci rimandano a casa” e intanto si infilava i pantaloni della tuta. Il papà di Flower è cresciuto in una frase: “vada di sotto per il ricovero”, è cresciuto in uno sguardo, nelle converse rosse raccolte da sotto una barella, è cresciuto in quelle parole lanciate lungo un corridoio: “tu stai con Flower”. E poi è cresciuto, questo papà, fuori da una sala operatoria, solo, col cellulare in mano e il giubbotto ancora allacciato, è cresciuto aspettando di vedere la sua mamma che uscisse dall’ascensore, è cresciuto perché quella sera, lui, proprio non se l’aspettava di vedere una bambina minuscola dentro la tutina sbagliata al caldo di una culla termica portata veloce lungo un corridoio.
Poi, il papà di Flower ha scoperto di essere il papà di Flower un mercoledì mattina di ottobre, credo piovesse, ma lui non se n’è sicuramente accorto. Ha scoperto di essere il suo papà quando solo lui l’ha presa in braccio, quando siamo rimasti finalmente noi tre soli in quella calda stanza d’ospedale, quando tutti gli hanno detto: “vedi che è uguale a te!” e lui continuava a ripetere: “ma ha gli occhi di Laura”. Il papà di Flower ha scoperto di essere il suo papà ogni sera che torna dal lavoro e lei gli sorride e ha occhi solo per lui, ogni volta che vede un nostro abbraccio ed è felice e orgoglioso ed emozionato, lo scopre ogni mattina che la guarda e dice: “quant’è bella” e gli piange il cuore che sta andando via di casa.
Il papà di Flower è il suo papà perché conosce il dovere, la stanchezza e il sacrificio. È papà perché ogni tanto ha qualche dubbio su come sia crescere con un papà.
È papà perché ci ama. Perché con lui siamo la famiglia che abbiamo sempre sognato. Più bella e vera di ogni sogno.

Quando nasce un papà

Rispondi