Io e Flower · Noi Tre

Di mariti, papà e altri uomini

In questi ormai quattro mesi nei quali Flower è entrata nella nostra vita ho potuto assistere in diretta alla trasformazione di Marito in Papà. C’è da dire che lui (al contrario mio) era già estremamente predisposto al contatto coi bambini avendo l’indole paterna e giocherellona. Lui fa l’allenatore di calcio a una categoria di pargoli assai peggiore: gli adolescenti, io non ho mai parlato per più di 2 minuti a nessuno sotto i 25 anni; lui ha 3 nipoti, io solo una “figlioccia” (ed è grazie a lei che ho scoperto il mondo dei bambini e ho smesso sto smettendo di sentirmi imbarazzata ogni volta che mi ci relaziono); lui ha un fratello più grande e uno più piccolo, io sono figlia unica; lui parla con tutti, io molto spesso odio tutti. E potrei continuare.
Ma io sono assai scaltra e dunque mi sono scelta come Marito non solo un ragazzo fantastico che negli anni è diventato un uomo eccezionale ma anche uno che SAPEVO sarebbe stato un ottimo papà, ovviando alle mie mancanze. Che sapevo ci sarebbero state. E ci sono. (Ma pensavo peggio).

Ecco, dunque, le cose che, se fatte da un papà, sono MEGLIO:
1) il bagnetto: ammettiamolo, le prime 2 che ho visto Flower nella vaschetta sembrava un guscio di noce nell’oceano (ha fatto il bagnetto dopo 5 giorni visto che il cordone le è caduto subito e pesava solo 2,400kg) e ero quasi sicura che sarebbe affogata se lasciata in mano mia. E poi pensavo che avrebbe avuto l’otite se l’acqua le entrava nelle orecchie. E poi pensavo che l’acqua a 37° fosse troppo fredda. E poi troppo calda. E poi pensavo che la spugna sfregava troppo. E insomma, se non ci fosse stato Marito a farsi largo tra le mie paranoie mettendomi in braccio una Flower lavata, pulita e profumata, non so come avrei fatto (e soprattutto come avrebbe fatto Flower).
2) i giochi: io so che Marito vorrebbe che Flower fosse un po’ più grande così da poterla spupazzare meglio, lanciandola in aria, facendo bubu settete, nascondino, palla avvelenata e cose simili. Ora ha quattromesi quindi si deve accontentare di farle i versini e cantarle le canzoncine inventate e vedere i suoi sorrisoni felici; ma il tempo passerà e Marito potrà sbizzarrisi mentre io già so che mi focalizzerò su letture e giochi di apprendimento, roba figa da mamme laureate roba pallosa da mamme inabili al gioco già dalla loro infanzia. D’altraparte preferisco che a curare l’aspetto sociale della crescita di Flower sia Marito, uno che ha giocato a calcio tutta la vita e non io che ho fatto solo sport individuali e solo per poco tempo…
3) le ninne della sera: io a Flower la capisco… dopo tutto un divertentissimo dolcissimo giorno con la mamma, la sera vedersela pure a cantare le ninnananne proprio no! Giustamente si preferisce il papà, tornato stanco dal lavoro ma comunque felice di vedere la sua bimba anche soltanto per pochi minuti e pure mezza addormentata. Ma poterle dare l’ultimo bacio della sera e il primo della mattina è un privilegio; e per me è un onore che tocchi a lui.
3+1) la consolazione: qui entra in campo un altro uomo: il nonno. Nessuno meglio di lui (essendocigiàpassatoconme) sa quando non preoccuparsi troppo perchébastaunaninnananna quando Flower piange senza motivo e io mi impanico. D’altra parte ci sono momenti in cui la sua pressione (cos’ha? Ha mangiato? Sta bene? Ha freddo? Sta comoda? No no, non la spostare) si fa sentire… ma l’aiuto che danno è davvero fondamentale. Nonnino, se non ci fossi bisognerebbe inventarti!

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